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“Idiot Wind” di Bob Dylan, la vostra rabbia

Talvolta hai bisogno di una canzone che parli dello stato delle cose senza mezzi termini, delle relazioni finite male, del rancore che ti porti ancora dentro. E così premi sul “play” e senti subito il bisogno di cantarci sopra, sgolandoti come fa chi canta, mentre prendi una chitarra e suoni forte quegli accordi, rischiando di rompere le corde.

Idiot Wind” è la canzone giusta per sfogare tutta la rabbia repressa nei giorni “no”, nei suoi 7.47 minuti di realistica poesia. Si sa, Bob Dylan non è noto per le sue doti di sintesi, visionario, cronista, narratore e predicatore. Non sorprendono, ad esempio, i 17 minuti di “Murder Most Foul”, datata 27 marzo 2020. Bob Dylan può farlo e ogni volta è sorprendente.

“Idiot Wind” fa parte di un’altra epoca, quella di “Blood On The Tracks”, l’album del ’75 che testimonia due eventi: il definitivo ritorno di Dylan dopo gli alti e bassi post ‘68 e la crisi della relazione con Sara Lownds. Sì, lo avete letto anche voi che Dylan ha sempre smentito che l’album parli della fine della storia con Sara, che tra le altre era stata già la musa di un’altra canzone-fiume, la poetica “Sad-Eyed Lady of the Lowlands”. Poi, anche secondo il figlio Jacob quel disco ricorda proprio i suoi genitori.

Al di là dei fatti personali di casa Zimmerman, “Idiot Wind” è una lunga e coinvolgente canzone sullo smantellamento di una relazione. È una poesia sfrontata, in cui il protagonista, in guerra con gli altri, mal sopporta il proprio partner, ripetendolo chiaramente nel refrain:

“Idiot wind, blowing every time you move your mouth,
Blowing down the backroads headin’ south.
Idiot wind, blowing every time you move your teeth,
You’re an idiot, babe.
It’s a wonder that you still know how to breathe”

Dylan sa che il destino li ha separati e spera che esso possa mettere le cose a posto, facendo finalmente pagare il conto alla fine della storia:

“It was gravity which pulled us down and destiny which broke us apart
You tamed the lion in my cage but it just wasn’t enough to change my heart.
Now everything’s a little upside down, as a matter of fact the wheels have
stopped,
What’s good is bad, what’s bad is good, you’ll find out when you reach the top
You’re on the bottom”

Qui non c’è elaborazione della separazione, o del lutto come si dice in gergo. “Idiot Wind” fotografa la guerra in corso d’opera e gli attimi appena dopo la fine, quando si contano i morti e i feriti. Gli occhi dei protagonisti hanno visto troppo e la testa è piena di brutture. Quando non rimane nulla da salvare e resta soltanto la consapevolezza che si è in due, nonostante tutto.

“Idiot wind, blowing through the buttons of our coats,
Blowing through the letters that we wrote.
Idiot wind, blowing through the dust upon our shelves,
We’re idiots, babe.
It’s a wonder we can even feed ourselves”

Di “Idiot Wind” esistono diverse versioni: la prima è una versione scarna, e non per questo meno intensa, nota già da quando circolavano i bootlegs delle prime sessioni acustiche di “Blood On The Tracks”, poi ripubblicata in “The Bootleg Series, Vol. 1-3”. La seconda, presente nell’album del 1975, arricchita con l’organo, riprende le sonorità del miglior Dylan degli anni ’60 aggiornandole alla decade successiva. L’ultima versione degna di nota è quella dell’esibizione live presente in “Hard Rain”, l’album che testimonia il tour della “Rolling Thunder Revue”, sicuramente la più sfacciata.

Con “Idiot Wind” nelle orecchie sarà come prendere a schiaffi i vostri momenti bui. Dopo vi sentirete meglio, effetto assicurato.

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